guidare sulla route one
al volante su quei tornanti si stava compiendo una magia..e chi lo sa se era merito dei black eye peas che in quel momento cantavano i gotta feeling, oppure di quei lunghi ponti che ti tenevano sospeso nel vuoto per centinaia di metri sopra la costa o più semplicemente la birra bevuta da Nepenthe..sta di fatto che lungo quel tratto di costa chiamato BigSur, per ogni curva che accarezzavo era come volare sull'oceano
dentro la mela
sulla metro che dall'areoporto ci portava in centro città c'erano poche persone, incredibilmente tutte di colore diverso e tutte con quello stesso sguardo ipnotizzato dalla quotidianeità..una quotidianeità newyorkese che per me é sempre stata uno spettacolo a cui volevo assistere, e che invece ora stava diventando la scenografia del mio spettacolo..poche fermate ancora e sarei salito sul mio palco: "NewYork eccomi!".
rito della corsa
dopo una giornata di lezioni e studio per sfogarmi era sufficiente andare a correre..correre é sempre stato un rito per me, scandito rigorosamente da pochi ed essenziali gesti: allacciarsi le scarpe con il doppio nodo, lo start del cronometro, e quello dell'ipod..e così via, muse-strokes-gnr's-mgmt-blink, l'asfalto che scorre sotto i piedi e la città che per un momento diventa più piccola e più mia!
partire senza meta
i giochi erano fatti, avevo deciso di partire..quella citta, quei luoghi, mi stavano stretti ed erano diventati come una piatto pronto surgelato: c'era gia scritto sul retro cosa avrei dovuto fare x cucinarlo, e persino il gusto assaporato..come per il cibo, anche per la mia vita avevo deciso che non mi sarebbe interessato il risultato finale, bensì faticare curando nel dettaglio la sua preparazione..
silenzi ricchi di parole
percorrendo il viale guardavamo le nostre ombre incrociarsi in un susseguirsi di incontri casuali..sembrava che anche loro volessero ricordarci il tempo vissuto fianco a fianco senza conoscersi, parlandosi senza mai guardarsi veramente l'uno nell'altro. Ora invece sapevamo come raggiungerci nel profondo senza nemmeno aprire la bocca: quei silenzi erano vere e proprie composizioni di musica che ci facevano ballare e scatenare come due bambini..
quel bacio
le sue mani erano possedute da anima propria..si muovevano attorno al mio collo come a disegnare le note di una sinfonia..e mentre il profumo delle sue labbra si mischiava intrecciava univa al gusto delle mie..quella melodia prendeva il ritmo di un tango argentino..i nostri corpi, abbandonati dalle menti, si lasciavano trascinare a vicenda guidati esclusivamente da un nuovo istinto, ignoto prima di quel momento..
i suoi occhi
quel sorriso..quando lei ti guarda con quegli occhi spogli di aspettative, quegli occhi che sorridono dritti al cuore, quegli occhi sinceri che sono emozionati d'amore..


